Corpus è un’autopsia letteraria, un corpo che raccoglie dieci anni di inediti: diari scritti alle tre del mattino, liriche trasfigurate dai miei ricordi, pagine di romanzi e racconti.
In Corpus dialogo con Anne Sexton in un salotto bianco latte, tra le visioni di poeti, da Clemente Rebora ad Amelia Rosselli, fino a Emily Dickinson e Marina Cvetaeva.
Scrivere, per me, è camminare sull’acqua.
Qui nasce La Sacra Passione, le sue prime pagine nel suono della cascata color smeraldo di Premilcuore, e poi Motel Olympic, con la figlia del pittore che appare come uno spettro d’angelo illuminato da un accendino, e Miriam, veleno fonetico della sintassi che sfida i critici con la ferocia di una sovrana dell’osceno. E infine L’ode di Ada, un corpo che aspetta, un ramo che trema prima della fioritura.
In queste pagine racconto Riccione: una strange little girl che scriveva fluorescenze dentro stanze warholiane. Incontro la villa di viale Dante, gigante color perla che osserva le marionette del turismo caotico, custode di fiabe parigine e dame. Racconto Roma all’Aventino, tra le campane e la passiflora, dove prende vita il Diario di Claudine, una donna disegnata dai ricordi, con lame da polso e un addio senza eco gridato in un parco.
Racconto il viale dei platani, la donna tra i fantasmi della lirica e il suo zoo di cristallo. Lì incontro Antonia, destinata a Magnificat Amour, ascolto i passi dell’inquilino-eremita e inizio a scrivere Le Peccatrici in compagnia di Emily Dickinson: pagine ritrovate in un computer abbandonato, dove splende la bellezza di Ines, un candore che profuma di gigli, preda smarrita di Des Esseintes, mostro di raffinata crudeltà.
In Corpus abito la Venezia specchiata di Desdemona Undicesima, città-ventre dove il 5 novembre 1911 si consuma un destino color porpora, e appaiono i Diari dei fuochi, dedicati a Glenn Gould, camminando alle sei del mattino con un Bambi in tasca, mentre il pianoforte sul soffitto trasforma il crollo in danza.
In queste pagine vedo il cigno Ludwig, re piumato che ritorna come un segno divino nel porto di Riccione. Incontro il clochard paradisiale e La Bambina Celeste all’alba di un’estate con un serpente albino al collo, racconto Edie Superstar mentre ascolto Stravinskij, cercando di riprodurre con le lettere il bianco perfetto di un fiore di magnolia.
Mi chiamo Isabella. E questo è il mio corpo di carta.
Edizione di pregio, firmata e numerata, in tiratura limitata 150 copie.
Editore: Desdemona Undicesima Edizioni
Progetto grafico: Maurizio Castelvetro
Anno edizione: 2026
Pagine: 444